Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Kyiv in treno domenica 6 settembre, nella loro prima visita in Ucraina da quando hanno assunto il ruolo di emissari di pace di Donald Trump. Il giorno precedente avevano trascorso del tempo al Cremlino con Vladimir Putin. La sequenza non è cambiata: prima Mosca, poi Kyiv.
L’Ucraina li voleva nella capitale da mesi. Volodymyr Zelensky lo aveva detto pubblicamente. Questa volta sono arrivati, hanno incontrato il presidente in piazza Santa Sofia, visitato la cattedrale e partecipato a tre round di colloqui. Alla sessione successiva si sono uniti i consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania.
Zelensky ha definito le conversazioni “molto sostanziose”. Si è discusso dei possibili parametri per porre fine alla guerra, del sostegno a breve termine in vista dell’inverno, difesa aerea ed energia – compreso il GNL statunitense – e ancora di garanzie di sicurezza, garanzie economiche e di un “piano di prosperità” per il dopoguerra. L’Ucraina ha messo sul tavolo le proprie proposte scritte.
Dopo il primo round, Kushner ha dichiarato ai giornalisti che Trump era determinato a fermare le uccisioni e a costruire una “pace duratura”, non soltanto un cessate il fuoco. Witkoff ha detto che i due avevano ascoltato “nuove idee” a Mosca e che si sentivano “molto incoraggiati”. Entrambe le parti, ha aggiunto, dovranno scendere a compromessi.
Hanno inoltre concordato di incontrarsi nuovamente a breve in un formato Ucraina-Stati Uniti-Europa. La sede è ancora da decidere. Zelensky ha osservato, sorridendo, che a Witkoff era piaciuto il treno ucraino.
Gli emissari continuano a rifiutarsi di rendere pubblica la proposta che affermano di portare con sé. Ciò che è trapelato o è stato descritto da funzionari a conoscenza delle precedenti bozze rimane familiare: le questioni territoriali incentrate sulle parti del Donetsk ancora sotto il controllo ucraino, limiti alle forze armate ucraine e nessun percorso verso la NATO.
Zelensky ha confermato che si è parlato di territori, aggiungendo immediatamente che questioni di questo tipo devono essere affrontate a livello dei leader. La linea rossa dell’Ucraina non si è spostata. Nemmeno quella della Russia. Il resoconto di Yuri Ushakov dal Cremlino, il giorno precedente, era identico a quello che Mosca ripete dal 2022: Putin è convinto che raggiungerà i propri obiettivi.
La visita stessa ha avuto un costo sul piano dell’immagine, che Mosca aveva già contribuito a determinare. La Russia ha di fatto impedito l’arrivo di un volo a Kyiv; gli americani sono arrivati via ferrovia dalla Polonia. Putin ha ordinato una pausa di tre giorni negli attacchi contro la capitale ucraina per tutta la durata della visita. L’Ucraina ha ricambiato la misura nei confronti di Mosca.
La pausa è stata una cortesia nei confronti degli emissari, non è stata un’interruzione della guerra. Missili e droni russi avevano colpito Kyiv pochi giorni prima. E riprenderanno a farlo.
Witkoff e Kushner parlano ora di tornare a un formato trilaterale già sperimentato all’inizio di quest’anno e poi arenatosi. Parlano di “progressi significativi” a Mosca. Finora, però, i progressi si misurano in incontri svolti e aggettivi utilizzati, come “sostanziale”, “significativo”, “incoraggiante”. Non si misurano in un cambiamento delle richieste russe né in un documento americano pubblico che l’Ucraina possa accettare senza definirlo una resa.
La prima visita a Kyiv è importante. Vedere la città, la cattedrale e le persone che vivono sotto bombardamenti regolari è diverso dal sentirne parlare al Cremlino. È arrivata però tardi, dopo numerosi viaggi a Mosca, e portando con sé le stesse domande senza risposta che ci si pone da tempo: di chi sono i termini che si stanno perfezionando e chi dovrà pagare il prezzo per il prossimo round di negoziati?
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

